Questo post potrebbe cominciare con un "c'era una volta".
C'era una volta un bar di periferia, una strada trafficata e un nome altisonante: "Bar Italia".
Arredamento semplice, un paio di vetrine buttate sulla strada, una cucina per servire i pranzi, quasi sempre le stesse facce a prendersi un caffè e a chiacchierare.
C'era una volta un bar affacciato sulla caserma dei carabinieri, su una via di palazzi e pochi negozi, quelle strade dove a poco a poco inizi a conoscerti e a scambiare cenni di saluto. In quel bar due ragazzi emozionati e pieni di sogni bevevano caffè e parlavano di colori sui muri e pavimenti, mentre a poca distanza la loro prima casa stava prendendo forma e vita.
Una mattina, una delle tante, quel bar lo trovi chiuso, serrande abbassate e sigilli alle porte.
Salta fuori la storia, la triste storia ... e quel locale di periferia diventa il centro di un'esistenza malavitosa che non sospettavi. Boss, politici, nomi di spicco giravano per quelle stanze, organizzavano riunioni, scambiavano informazioni, decidevano e mercanteggiavano il futuro della città ai piedi della Mole.
Una grande operazione di polizia scopre il giro e mette agli arresti centinaia di persone. Anche il titolare del bar, il boss Giuseppe Catalano, finisce in manette.
Fine delle storia o almeno così sembra.
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Immagine tratta da quotidianopiemontese.it |
Passa qualche anno e le serrande restano chiuse.
Poi un giorno, uno come tanti, spariscono i sigilli.
Incominciano i lavori, la gente osserva curiosa, cerca di sbriciare all'interno, ma poco trapela.
Fino a quando la notizia. Il Bar riapre e riapre con Libera.
L'entusiasmo contagia la via, decine di ragazzi lavorano con energia.
Ieri il Bar ha riaperto e una grande folla si è radunata intorno insieme alle autorità che hanno celebrato l'evento.
Questa mattina, il primo vero giorno di lavoro, Don Ciotti si è presentato con la scorta a fare colazione.
Un bel gesto per questa piccola rinascita.
C'era una volta un bar, ha un nome sempre altisonante che ora suona fresco e leggero: Bar Italia Libera.
C'eravamo anche noi, un po' meno ragazzi, un po' più genitori, noi tre che con un caffè e un succo di frutto abbiamo voluto esserci a modo nostro.
E' una bella storia, di rivincita, di rinascita.
RispondiEliminaSì, rivincita mi sembra la parola giusta!
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